Il Domaine des Sablonnières è una realtà della Loira situata a Doué-en-Anjou, in una posizione privilegiata tra Anjou e Saumur. Un progetto contemporaneo che interpreta il territorio con precisione, attraverso una viticoltura biologica e vini diretti, freschi e profondamente legati alla loro origine.
Dalle sabbie della Loira a un progetto contemporaneo
Il domaine prende forma nel 1990 grazie a Tony Raboin e si sviluppa nel tempo fino a raggiungere gli attuali equilibri con l’ingresso di Pascal Busson nel 2014. È proprio in questa fase che l’azienda definisce con maggiore chiarezza la propria identità, sia stilistica che agronomica.
La conversione al biologico, completata nei primi anni 2010, rappresenta un passaggio fondamentale: non una scelta di tendenza, ma un’evoluzione naturale verso una viticoltura più rispettosa e coerente con il territorio.
Il terroir: un equilibrio tra Anjou e Saumur
Uno degli elementi più distintivi del Domaine des Sablonnières è la sua collocazione geologica, lungo la linea di confine tra il bacino parigino e il Massiccio armoricano. Questa posizione genera una notevole varietà di suoli, che si riflette direttamente nello stile dei vini.
Nell’area dell’Anjou prevalgono scisti e argille, capaci di conferire struttura e profondità, soprattutto ai rossi a base Cabernet Franc. Spostandosi verso Saumur emergono invece calcare e silex, responsabili di una maggiore tensione e di una spiccata impronta minerale, particolarmente evidente nei bianchi da Chenin.
Questa dualità pedologica permette al domaine di lavorare su registri diversi, mantenendo sempre una forte coerenza espressiva.
Filosofia produttiva
La conduzione biologica interessa l’intera superficie vitata ed è accompagnata da un approccio agronomico attento e misurato: lavorazioni manuali, cura della pianta e vendemmie selettive sono strumenti fondamentali per preservare la qualità delle uve.
In cantina la filosofia resta essenziale: interventi ridotti, vinificazioni pulite e un uso calibrato delle tecniche enologiche, con l’obiettivo di valorizzare il frutto senza sovrastrutture. Il risultato sono vini leggibili, equilibrati e fedeli alla loro origine.
I vitigni coltivati — Chenin e Cabernet Franc in primis, affiancati da Chardonnay, Grolleau e Cabernet Sauvignon — rappresentano una sintesi efficace del patrimonio varietale della Loira.